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	<title>PoveglianoATuttoGAS &#187; acqua bene comune</title>
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	<description>Il GAS di Povegliano Veronese</description>
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		<title>Il futuro dell&#8217;umanità: la sfida dell&#8217;acqua</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Apr 2009 12:33:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>valentinazuccher</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[acqua bene comune]]></category>
		<category><![CDATA[diritto all'acqua]]></category>
		<category><![CDATA[facoltà acqua]]></category>
		<category><![CDATA[stimmatini sezano]]></category>
		<category><![CDATA[università del bene comune]]></category>

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		<description><![CDATA[In questi ultimi anni “tutti i nodi stanno venendo al pettine”. Le crisi si accumulano, s’intrecciano, si aggravano: ambientale, alimentare, l’impoverimento di quasi 3 miliardi di esseri umani, la crisi finanziaria ed economica che rivela il fallimento della mondializzazione all’insegna del capitalismo di mercato, la crisi dell’acqua. Per la prima volta dopo la grande paura [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In questi ultimi anni “tutti i nodi stanno venendo al pettine”. Le crisi si accumulano, s’intrecciano, si aggravano:  ambientale, alimentare, l’impoverimento di quasi 3 miliardi di esseri umani, la crisi finanziaria ed economica che rivela il fallimento della mondializzazione all’insegna del capitalismo di mercato, la crisi dell’acqua.<br />
Per la prima volta dopo la grande paura del fungo atomico di Hiroshima e Nagasaki, il sentimento esiste che le società umane siano entrate in una fase di chiara vulnerabilità e fragilità della vita sul pianeta. Dal settembre 2008 il pianeta ha superato i limiti dei sostenibilità della pressione delle società umane sulle risorse naturali. Se a ciò si aggiungono i risultati delle ricerche dello IPCC (Gruppo Internazionale sul Cambio Climatico) che validano l’aumento più che probabile della temperatura media dell’atmosfera del pianeta nel corso di questo secolo, é  chiaro  che l’esistenza della vita, ed in particolare le condizioni di vita di miliardi di esseri umani e la sopravvivenza di migliaia di specie viventi, sono diventate la questione globale centrale dell’inizio di questo secolo.</p>
<p>In questo contesto, emerge con forza la duplice problematica che é al centro dell’impegno teorico e pratico dell’Università del Bene Comune &#8211; Facoltà dell’Acqua:<br />
- la problematica del bene comune (qual’é il posto occupato dal bene comune e dai beni comuni nel sistema di valori delle società attuali e della “comunità” mondiale? L’umanità sarà capace di ”far progredire” la storia degli esseri umani sul percorso del bene comune rappresentato dalla vita e dal vivere insieme? );<br />
- la problematica dell’acqua che é vita (elemento essenziale per ogni specie vivente) e che, quindi, é un bene comune per definizione per tutti e di cui tutti siamo in solido responsabili (in che misura l’acqua é/sarà  considerata un bene comune espressione emblematica  del diritto umano universale alla vita e, per questo, appartenente al campo della “res-pubblica” e del governo pubblico?)<br />
I momenti di apprendimento saranno articolati secondo il percorso seguente:</p>
<p>Modulo di base &#8211; introduttivo (30 aprile – 1 maggio): La narrazione del mondo oggi predominante. Presentazione sintetica dei principi di base che hanno orientato le scelte politiche, economiche e sociali delle classi dirigenti del mondo negli ultimi trenta anni e che hanno condotto alle crisi attuali.</p>
<p>1° Modulo di approfondimento (2 – 3 maggio): La narrazione dell’acqua che si é imposta a partire dagli anni ’80 e che ha condotto ai processi di mercificazione dell’acqua e di privatizzazione dei servizi idrici nel contesto di una finanziarizzazione crescente del “valore” dell’acqua.</p>
<p>Facoltà dell’Acqua porte aperte (14 giugno): “Le religioni e l’acqua”, con la partecipazione di rappresentanti delle varie confessioni religiose presenti a Verona: parole dalle religioni, scultura e danza, momenti conviviali in giardino.</p>
<p>2° Modulo di approfondimento (10 – 12 luglio): La narrazione dell’acqua come diritto umano universale e come bene comune( a tutte le specie viventi).  Questa narrazione é difesa e promossa dai  popoli, dalle comunità e dalle persone che credono nel vivere insieme, nel diritto alla vita per tutti gli abitanti della Terra, e nella salvaguardia dell’esistenza degli ecosistemi</p>
<p>Facoltà dell’Acqua porte aperte (18 luglio): “La politica dell’acqua in Italia a livello regionale e locale”, con la partecipazione di rappresentanti della Regione, delle AATO e delle collettività locali. Il punto sulla situazione alcuni mesi dopo l’approvazione della nuova legge sui servizi idrici (legge 133, art.23 bis agosto ‘08)</p>
<p>3° Modulo di approfondimento (31 luglio – 2 agosto): La politica dell’acqua in Europa. L’anno 2009 é l’anno in cui  tutti gli Stati membri dell’Unione europea devono presentare il bilancio dell’attuazione della Direttiva Quadro Europea sull’Acqua (2000) ed i piani nazionali per raggiungere in ogni Paese membro “un buon stato dell’acqua” al 2015. La sessione sarà l’occasione per affrontare le tematiche delle politiche economiche (agricole, industriali, monetarie e finanziarie), delle politiche sociali e delle politiche infrastrutturali dell’Unione europea, con particolare riguardo alle politiche del mercato interno e dei servizi pubblici europei</p>
<p>4° Modulo di approfondimento (9-10 settembre): Il cambio climatico e gli effetti a lungo termine sull’acqua. Una nuova ragione a rinforzo delle tesi sull’inevitabilità delle guerre dell’acqua? A partire dai lavori dell’IPCC (Gruppo Internazionale sul Cambio Climatico) e delle istituzioni (ONU e altre) che si occupano dei rischi e dei conflitti legati all’ambiente ed all’acqua, si tratterà di esaminare in che misura le politiche oggi predominanti in materia di lotta contro il riscaldamento dell’atmosfera porteranno ad intensificare i processi di mercificazione, di privatizzazione e di sicurezza economica strategica nazionale in materia d’acqua e quindi alimenteranno le ragioni delle “guerre dell’acqua” ( tra Stati e, all’interno degli Stati, tra collettività regionali e locali).</p>
<p>Modulo di base conclusivo (11-13 settembre) su “Per una nuova narrazione del mondo”. Occorre andare al di là della crisi economica attuale che viene strumentalizzata per legittimare il perseguimento delle logiche di impoverimento di miliardi di esseri umani, delle finalità della crescita economica e della società dei consumi, delle dinamiche di allargamento delle ineguaglianze umane, sociali, politiche e culturali (fondate sulla conoscenza inuguale -“knowledge divide”- e sulla competitività per la sopravvivenza).<br />
La nuova narrazione del mondo parte dall’acqua come primo bene comune mondiale e prima espressione concreta del diritto umano universale alla vita. Essa tratterà, in particolare, delle nuove ingegnerie istituzionali e politiche messe in opera – e da mettere in opera &#8211; a livello del governo transnazionale dei principali bacini idrografici, esempi concreti di una nuova e possibile architettura politica mondiale, capace di permettere all’umanità di affrontare con efficacia la sfida globale comune che é quella della vita per tutti e del vivere insieme.</p>
<p>Gli incontri sono aperti a tutti, invitati in modo particolare i giovani, gli operatori del settore educativo, i quadri degli Enti locali o delle Società di gestione, gli operatori dell’economia sociale, dell’Associazionismo, dei sindacati, dei consumatori gli amministratori locali e quanti hanno a cuore il futuro dell’umanità.</p>
<p>La Facoltà dell’Acqua è promossa da Università del Bene Comune in collaborazione con Monastero del Bene Comune (Comunità Stimmatini di Sezano -Verona).</p>
<p>Iscrizioni entro 15 aprile. Per informazioni tel 045 550012</p>
<p>CALENDARIO<br />
FACOLTA’ DELL’ACQUA &#8211; Anno Quarto 2009</p>
<p>Periodo:  30 aprile &#8211; 13 settembre 2009</p>
<p>PROGRAMMA:</p>
<p>Dom. 22 Marzo, ore 15 -18 : Giornata di apertura della Facoltà dell’Acqua.</p>
<p>Modulo base introduttivo (obbligatorio): La narrazione del mondo oggi predominante<br />
Giov. 30 Aprile, ore 20,45 / Ven. 1 Maggio, ore 9.15–12.30 e 14.45–18.30</p>
<p>1° Modulo di approfondimento: La narrazione dell’acqua che si é imposta dagli anni ’80<br />
Sab. 2 Maggio, ore 9.15–12.30 e 14.45–18.30 / Dom. 3 Maggio, ore 9.15–11.30</p>
<p>Fac. dell’Acqua porte aperte &#8211; “Le religioni e l’acqua”<br />
Dom. 14 Giugno, ore 10.00 &#8211; 18.00</p>
<p>2° Modulo di approfondimento: La narrazione dell’acqua come diritto umano universale e come bene comune( a tutte le specie viventi)<br />
Ven. 10 Luglio ore 20.45 / Sab. 11 ore 9.15–12.30 e 14.45–18.30<br />
Dom. 12 ore 9.15–11.30</p>
<p>Fac. dell’Acqua porte aperte – “La politica dell’acqua a livello regionale e locale”<br />
Sab. 18 Luglio ore 15.00 – 18.00</p>
<p>3° Modulo di approfondimento: La politica dell’acqua in Europa<br />
Ven. 31 Luglio ore 20.45 / Sab. 1 Agosto ore 9.15–12.30 e 14.45–18.30<br />
Dom. 2 ore 9.15–11.30</p>
<p>4° Modulo di approfondimento: Il cambio climatico e gli effetti a lungo termine sull’acqua.<br />
Una nuova ragione a rinforzo delle tesi sull’inevitabilità delle guerre dell’acqua?<br />
Giov. 10 settembre ore 20.45 / Ven 11 ore 9.15–12.30 e 14.45–18.30</p>
<p>Modulo di base conclusivo (obbligatorio): “Per una nuova narrazione del mondo”.<br />
Sab. 12 settembre ore 9.15–12.30 e 14.45–18.30  / Dom. 13 ore 9.15–11.30</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;<br />
Luogo : Monastero di Sezano, via Mezzomonte,28 &#8211; Verona (loc. Sezano)</p>
<p>Frequenza: sono a frequenza obbligatoria i moduli di base (introduttivo e conclusivo) e almeno due moduli di approfondimento da scegliere all’atto di iscrizione.</p>
<p>Costi: Quota di iscrizione 50 € (100 € per Enti locali e/o Associazioni) con diritto di partecipazione a tutti i Moduli. Per i GIOVANI ( età &lt; 28 anni, studenti o non lavoratori) sono previste agevolazioni e borse di studio.<br />
Per l’accoglienza e l’ospitalità a Verona presso Monastero di Sezano sono previsti i seguenti contributi: al giorno pensione completa 40 €; 1 pasto 15 €.</p>
<p>ISCRIZIONI entro 15 aprile. Info e iscrizioni: tel 045 550012<br />
e-mail: monasterodelbenecomune@stimmatinisezano.it <a href="http://4.bp.blogspot.com/_1RP7ZG6_SBA/SaMLjfcNjdI/AAAAAAAAAiE/n1LysqJW7bI/s320/052.JPG"><img class="alignleft" src="http://4.bp.blogspot.com/_1RP7ZG6_SBA/SaMLjfcNjdI/AAAAAAAAAiE/n1LysqJW7bI/s320/052.JPG" alt="" width="320" height="239" /></a></p>
<p><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fpoveglianoatuttogas.org%2F2009%2F04%2F02%2Fil-futuro-dellumanita-la-sfida-dllacqua%2F&amp;title=Il%20futuro%20dell%E2%80%99umanit%C3%A0%3A%20la%20sfida%20dell%E2%80%99acqua" id="wpa2a_2">Share/Save</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Il giornalista Paolo Rumiz sull&#8217;acqua</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Mar 2009 11:24:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>valentinazuccher</dc:creator>
				<category><![CDATA[riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[acqua bene comune]]></category>
		<category><![CDATA[castel juval]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>di seguito l&#8217;intervento scritto che P. Rumiz (giornalista di La Repubblica) ha inviato al convegno &#8220;Acqua bene comune: storia, civiltà, vita&#8221; che si è tenuto ieri pomeriggio alla Facoltà di Scienze Politiche.</p>
<p>Uno scritto molto lucido e &#8220;cristallino&#8221; che credo valga la pena trasmettere ad un vasto pubblico</p>
<p>ACQUA BENE COMUNE: storia, civiltà vita<br />
Facoltà di scienze politiche<br />
12 marzo 2009</p>
<p>Intervento Paolo Rumiz (giornalista di la Repubblica)</p>
<p>E’ un peccato che non possa parlarvi a voce.<br />
Solo a voce avrei potuto comunicarvi l’urgenza, la rabbia e l’indignazione legate al tema primordiale dell’acqua.<br />
Sono un professionista della parola scritta, ma so che solo il racconto orale sa trasmettere sentimenti forti.<br />
Questo scritto è dunque solo un ripiegamento, dovuto a forza maggiore.<br />
E sappiate che gli uomini che avrei dovuto affiancare in quest’incontro sono i responsabili della mia passione per la questione idrica.<br />
Dunque perfetti per accendere anche la vostra.</p>
<p>Mi sono occupato di molti temi nel mio mestiere.<br />
Guerre etniche e planetarie, crolli di sistemi e di alleanze politiche, esplorazione dei territori e viaggi alle periferie del mondo.<br />
All’acqua sono arrivato solo pochi mesi fa, quasi per caso, grazie a una segnalazione di Emilio Molinari.<br />
Era successo che era stata approvata una legge che rendeva inevitabile la privatizzazione dei servizi idrici.<br />
La svendita di un patrimonio comune, mascherata da rivoluzione efficentista..<br />
Tutto questo era avvenuto nel mese di agosto, alla chetichella, senza proteste da parte dell’opposizione.<br />
Il popolo era rimasto tagliato fuori da tutto. Gli interessi attorno all’operazione erano così trasversali che i giornali avevano taciuto, i partiti e i sindacati pure.<br />
Mi sembrava inverosimile che una simile enormità potesse passare sotto silenzio. Così ne ho scritto. E la pioggia di lettere attonite che ho ricevuto in risposta hanno confermato l’assunto.<br />
L’Italia non ne sapeva niente.</p>
<p>Non entro nello specifico di questa scandalosa ruberia inflitta agli italiani. Altri lo faranno meglio di me.<br />
Dico solo che occupandomene, dopo 35 anni di mestiere, ho provato lo stesso brivido della guerra dei Balcani.<br />
Come allora, ho avuto la certezza che cadesse un sipario di bugie, e si svelasse la verità nuda di una rapina ai danni del Paese e dei suoi abitanti, l’ultimo assalto a un territorio già sfiancato dalle mafie, dalle tangenti e dalla dilapidazione del bene comune.</p>
<p>Pensiamoci un attimo.<br />
I giornali pompano mille emergenze minori per non farci vedere quelle realmente importanti.<br />
La tensione etnica aumenta. Ci parlano di clandestini, di rumeni stupratori, di terroristi annidati nelle moschee.<br />
Ci infliggono ronde per tenere testa a una criminalità che &#8211; stranamente &#8211; non include la camorra, la speculazione edilizia o lo strapotere degli ultras.<br />
Televisione, telefonini. I-pod costruiscono una cortina fumogena che incoraggia il singolo ad arraffare e impedisce al gruppo di reagire.</p>
<p>E’ così evidente. Noi non dobbiamo sapere che esiste un’altra e più grave emergenza: la distruzione del territorio.<br />
Un’emergenza così grave che la lingua dell’economia non basta più a descriverla.<br />
Oggi serve la lingua del Pentateuco, o dell’Apocalisse di Giovanni, perché viviamo un momento biblico.<br />
“E verrà il giorno in cui le campagne si desertificheranno e la boscaglia invaderà ogni cosa, i ghiacciai entreranno in agonia e l’aria diverrà veleno. Il tempo in cui la natura sarà offesa nelle sue parti più vulnerabili”.<br />
Se i nostri padri ci avessero fatto una simile profezia non li avremmo creduti. Invece succede.<br />
Siamo in guerra. Una guerra contro i territori. In Italia è iniziata la guerra per l’accaparramento delle ultime risorse.</p>
<p>Sta già avvenendo:<br />
Cementificazione dei parchi naturali<br />
Requisizione delle sorgenti<br />
Privatizzazione dell’acqua pubblica<br />
Discariche e inceneritori negli spazi più incontaminati del Paese<br />
Ritorno al nucleare<br />
Grandi opere imposte con la militarizzazione dei territori e la distruzione di interi habitat<br />
Fiumi già in agonia, disseminati di ulteriori centrali idroelettriche<br />
Impianti eolici che stanno cambiando i connotati all’Appennino</p>
<p>Tutto conduce su questa strada:<br />
La ricorrente invocazione di poteri forti ai danni del parlamento<br />
Il fallimento del pubblico e l’invadenza del privato<br />
La sottrazione delle risorse ai Comuni<br />
Lo smantellamento della democrazia diretta<br />
La corsa a un federalismo irresponsabile che assomiglia tanto a una licenza di sperpero<br />
La deregulation legislativa<br />
La crisi della scuola e delle università<br />
La visione speculativa e finanziaria dell’economia</p>
<p>E’ come negli anni Trenta: crisi del capitalismo, opposizione inesistente, criminalità diffusa. Ma con in più (e in peggio) la desertificazione dei territori, lo spopolamento della montagna.<br />
Il “Paese profondo” si è talmente indebolito che oggi l’atteggiamento predatorio che abbiamo rivolto prima verso la Libia o l’Etiopia e poi verso l’Est Europa, può essere rivolto verso l’Italia medesima senza il rischio di una rivoluzione.<br />
Anche noi diventiamo discarica, miniera, piantagione.<br />
E anche da noi i territori deboli sono lasciati completamente soli di fronte ai poteri forti. Come le tribù centro-africane.</p>
<p>Guardate cosa succede con l’eolico.<br />
Gli emissari di una multinazionale dell’energia si presentano a un comune di cinquecento- mille abitanti.<br />
Offrono centomila euro l’anno per due o tre pale eoliche alte come grattacieli di trenta piani.<br />
Il sindaco al verde non ha alternative. Accetta. Per lui quelle pale sono il solo modo per pagare l’illuminazione pubblica e gli impiegati.<br />
La Regione e lo Stato non intervengono. In nome dell’emergenza energetica passano sopra a tutto, anche a un bene primario come il paesaggio.<br />
Risultato? Oggi la rete eolica italiana non è il risultato di un piano ma del caso. Segna come le pustole del morbillo i territori deboli, incapaci di contrattare.</p>
<p>Con l’acqua la situazione è ancora più limpida.<br />
Vi racconto cose che ho visto personalmente.<br />
Qualche scena, capace di illuminare il tutto.</p>
<p>Alta Val di Taro.<br />
C’è una fabbrica di acque minerali che succhia dalle falde appenniniche in modo così potente che nei momenti di siccità gli abitanti del paese – noto fino a ieri per le sue fonti terapeutiche e oggi semi abbandonato – restano senz’acqua nelle condutture pubbliche.<br />
C’è una protesta ma il sindaco tranquillizza tutti in consiglio comunale. “Non abbiate paura – dice – quando mancherà la NOSTRA acqua, la fabbrica pomperà la SUA nei nostri tubi”.<br />
L’acqua del paese è data già per persa, requisita dai padroni delle minerali. L’idea che si tratti di un bene pubblico e prioritario non sfiora né il sindaco né la popolazione rassegnata.</p>
<p>Recoaro, provincia di Vicenza.<br />
Una pattuglia di “tecnici dell’acqua” (così si presentano), fanno visita a una vecchia che vive sola in una frazione di montagna. Le chiedono di poter fare delle verifiche alle falde. La donna pensa che siano del Comune.<br />
Il lavoro dura un mese. I tecnici trivellano, trovano acqua. Poi chiudono il pozzo aperto con dei sigilli. A distanza di mesi si scopre che la fabbrica di acque minerali giù in valle sta facendo un censimento delle fonti potabili in quota, in vista della grande sete prossima ventura della Terra in riscaldamento climatico.<br />
I parenti della donna si accorgono del maltolto e sporgono denuncia. Scoprono di essersi mossi appena in tempo per evitare l’usocapione del pozzo. Il sindaco tace. Gli abitanti di Recoaro pure. Ciascuno vende le sue fonti in separata sede.</p>
<p>Castel Juval, in val Venosta.<br />
Qui potete fare le vostre verifiche da soli. Vi sedete al ristorante dell’agriturismo di Reinhold Messner e chiedete dell’acqua. Scoprirete di avere due opzioni. L’acqua minerale – la notissima acqua propagandata dall’alpinista sud-tirolese – e l’acqua di fonte. La fonte di Reinhold Messner. Ebbene, anche questa è a pagamento. Metà prezzo rispetto a quella in bottiglia, ma anch’essa a pagamento. E la gente beve, estasiata. Vedere per credere.</p>
<p>Che dire? Come gli abitanti della Somalia o del Mali, siamo disposti a pagare ciò che ci sarebbe dovuto gratuitamente.<br />
Abbiamo rinunciato a considerare l’acqua come pubblico bene.<br />
La nostra sconfitta, prima che economica, è culturale.<br />
La grande vittoria del secolo scorso fu l’acqua nelle case. Oggi abbiamo accettato di tornare indietro.<br />
Siamo ridiventati portatori d’acqua. Come gli etiopi, arranchiamo per le strade con carichi inverosimili d’acqua e non riflettiamo che il valore reale della medesima è appena un centesimo del costo della bottiglia.<br />
Meno del costo della colla necessaria a fissare l’etichetta.</p>
<p>Il dramma non è solo lo scempio delle risorse, ma la nostre insensibilità alla rapina in atto.<br />
Abbiamo accettato di farci derubare. Siamo un popolo rassegnato, e i signori delle risorse lo sanno perfettamente.<br />
Il dossier di un’azienda multinazionale finlandese descrive così una regione italiana del centro: “facilità di penetrazione, costi d’insediamento minimi, zero conflittualità sociale”. Soprattutto, “poche obiezioni ecologiche”.<br />
Sembra il Congo, invece è Italia.</p>
<p>Grazie di avermi ascoltato<br />
Paolo Rumiz</p>
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