<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>PoveglianoATuttoGAS &#187; crisi</title>
	<atom:link href="http://poveglianoatuttogas.org/tag/crisi/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://poveglianoatuttogas.org</link>
	<description>Il GAS di Povegliano Veronese</description>
	<lastBuildDate>Fri, 03 Feb 2012 20:18:30 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator>
		<item>
		<title>Il deficit ecologico è più grave di qualsiasi crisi economica</title>
		<link>http://poveglianoatuttogas.org/2010/09/01/il-deficit-ecologico-e-piu-grave-di-qualsiasi-crisi-economica/</link>
		<comments>http://poveglianoatuttogas.org/2010/09/01/il-deficit-ecologico-e-piu-grave-di-qualsiasi-crisi-economica/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 01 Sep 2010 06:37:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>simonebernabe</dc:creator>
				<category><![CDATA[ecologia]]></category>
		<category><![CDATA[co2]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
		<category><![CDATA[deficit economico]]></category>
		<category><![CDATA[living palnet]]></category>
		<category><![CDATA[overshot day]]></category>
		<category><![CDATA[Wackernagel]]></category>
		<category><![CDATA[wwf]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://poveglianoatuttogas.org/?p=493</guid>
		<description><![CDATA[Gianfranco Bologna ROMA. Il mondo sta attraversando un periodo di grave crisi economica e finanziaria ma il deficit ecologico che abbiamo accumulato è molto più grave di qualunque crisi economica, sia di quelle che hanno avuto luogo nel passato, di quella attuale e di quelle che potremo attraversare in futuro. Non è più possibile continuare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.greenreport.it/_new/immagini/big/2009_09_23_11_43_42.jpg"><img src="http://www.greenreport.it/_new/immagini/nrm/2009_09_23_11_43_42.jpg" alt="" /></a></p>
<p>Gianfranco Bologna</p>
<p>ROMA. Il mondo sta attraversando un periodo di grave crisi economica e finanziaria ma il deficit ecologico che abbiamo accumulato è molto più grave di qualunque crisi economica, sia di quelle che hanno avuto luogo nel passato, di quella attuale e di quelle che potremo attraversare in futuro. Non è più possibile continuare a chiedere &#8220;prestiti&#8221; alla natura per soddisfare i nostri consumi, perché ormai le capacità rigenerative rispetto a quanto noi utilizziamo e le capacità assimilative rispetto a quello che noi immettiamo nei sistemi naturali sono messe a dura prova.</p>
<p>I sistemi naturali, come abbiamo documentato da sempre in questa rubrica, sono ormai sottoposti ad altissimi livelli di vulnerabilità a causa della nostra crescente pressione. Secondo le elaborazione dei dati del Global Footprint Network (il noto gruppo internazionale di ricerca sulla sostenibilità fondato da Mathis Wackernagel che ha sede a Oakland in California) per calcolare la nostra impronta ecologica sulla natura, quest&#8217;anno ci abbiamo messo meno di nove mesi per esaurire il nostro budget di risorse.</p>
<p>Il 21 agosto scorso, infatti, il Global Footprint Network ha rilasciato un comunicato nel quale si faceva presente che in quel giorno ha avuto luogo il cosidetto Overshoot Day (il giorno del &#8220;sorpasso&#8221;).<br />
Ogni anno, il Global Footprint Network calcola l&#8217;impronta ecologica dell&#8217;umanità (ovvero le nostre necessità di utilizzare risorse dalle aree agricole, dai pascoli, dalle foreste, dalle aree di pesca e lo spazio utilizzato per le infrastrutture e per assorbire il biossido di carbonio, la CO2), e la confronta con la biocapacità globale (ovvero la capacità dei sistemi naturali sopra citati di produrre risorse e assorbire rifiuti).</p>
<p>L&#8217;Earth Overshoot Day è un concetto ideato dalla fondazione inglese New Economics Foundation, (vedasi www.neweconomics.org): il dato 2010 è calcolato in base ai dati del 2007 (l&#8217;anno più recente in cui sono disponibili i dati nelle statistiche internazionali), alle proiezioni basate su tassi storici di crescita della popolazione e dei consumi e all&#8217;andamento storico tra il PIL mondiale e la domanda di risorse.</p>
<p>Ogni anno il Global Footprint Network calcola la biocapacità globale &#8211; ovvero l&#8217;ammontare di risorse naturali che la natura è capace di generare ogni anno &#8211; e la compara con l&#8217;Impronta Ecologica, ovvero la quantità di risorse e di servizi che richiede l&#8217;umanità.</p>
<p>Questo calcolo ci dimostra che in 233 giorni, noi chiediamo alla biosfera l&#8217;intera capacità del 2010 calcolata secondo le indicazioni di calcolo del metodo dell&#8217;impronta ecologica. Il 233esimo giorno è il 21 Agosto.</p>
<p>Come sappiamo, per la maggior parte della storia dell&#8217;uomo, l&#8217;umanità ha vissuto con gli &#8220;interessi&#8221; del capitale natura non intaccandone il capitale &#8211; consumando quindi risorse e producendo CO2 ad un livello tale che i sistemi naturali del pianeta erano in grado di rigenerare e assorbire ogni anno. Da circa tre decenni a questa parte, abbiamo superato la soglia critica, e il tasso della domanda umana di servizi ecologici ha oltrepassato il tasso con il quale la natura può provvedere a rigenerarli. Questa differenza tra domanda e offerta &#8211; nota come sorpasso o superamento (Overshoot) &#8211; è, da allora, cresciuta costantemente ogni anno.</p>
<p>Quindi, secondo questi dati, dalla fine di agosto sino alla fine dell&#8217;anno, soddisferemo la nostra domanda ecologica dando fondo alle risorse (il capitale) e accumulando gas ad effetto serra nell&#8217;atmosfera. L&#8217;anno scorso, l&#8217;Earth Overshoot Day è caduto il 25 settembre 2009. Quest&#8217;anno è stimato con un anticipo di più di un mese. Questo non è dovuto ad un improvviso cambio nella domanda umana, ma piuttosto ad un miglioramento della metodologia di calcolo che permette al GFN di valutare con più precisione l&#8217;estensione dell&#8217;Overshoot. (Per esempio, i dati più aggiornati mostrano che il pianeta ha una biocapacità inferiore rispetto a quanto si stimava precedentemente, soprattutto nel settore dei terreni da pascolo).</p>
<p>Il fondatore e presidente del Global Footprint Network, Mathis Wackernagel, che insieme all&#8217;ecologo William Rees è stato il creatore del metodo dell&#8217;impronta ecologica, ci ricorda che questa situazione è paragonabile a quella di una persona che spende il suo intero stipendio annuale in nove mesi. La situazione dell&#8217;ipotetica persona non è meno allarmante del nostro budget ecologico. Il cambiamento climatico, la modificazione dei cicli biogeochimici, la perdita di biodiversità, la deforestazione, la desertificazione, la carenza e, in molti casi, l&#8217;assenza di cibo e acqua &#8211; sono tutti chiari segnali del fatto che non possiamo più a lungo finanziare i nostri consumi con il credito. Wackernagel ci ricorda che la natura sta per &#8220;toglierci la fiducia&#8221; ( maggiori informazioni sull&#8217;Overshoot Day potete trovarli sul sito del Global Footprint Network<a href="http://www.footprintnetwork.org/earthovershootday">http://www.footprintnetwork.org/earthovershootday</a>).</p>
<p>Il 13 ottobre prossimo il WWF renderà noto il nuovo &#8220;Living Planet Report 2010&#8243;, il rapporto biennale che aggiorna i dati sulle impronte ecologiche dei paesi del mondo, delle impronte idriche e di tante altre informazioni sullo stato di salute dei nostri sistemi naturali, illustrando anche le proposte concrete da attuare, necessarie per voltare pagina e cambiare rotta verso la sostenibilità dei nostri processi di sviluppo socio-economici.</p>
<p>I contenuti di questi interessantissimi rapporti aggiornano e documentano la situazione delle relazioni tra sistemi naturali e sistemi sociali, fornendo ormai anche le soluzioni concrete per affrontare e risolvere i problemi. Oggi disponiamo di teoria e prassi capaci realmente di farci cambiare strada. Non è un caso che le Nazioni Unite e tanti personaggi importanti nel mondo, compreso leader politici, si stanno adoperando per avviare un vero e proprio New Green Global Deal.<br />
L&#8217;indicazione di proposte operative e concrete sono presenti in tanti rapporti pubblicati negli ultimi anni. Desidero qui ricordare alcune importanti riflessioni presentate dagli autori del famosissimo primo rapporto al Club di Roma, &#8220;Limits to Growth&#8221; (i limiti della crescita, pubblicato nel 1972) , Dennis e la compianta Donella Meadows e Jorgen Randers, nel loro ultimo aggiornamento del rapporto stesso, pubblicato in italiano nel 2006, con il titolo &#8220;I nuovi limiti dello sviluppo&#8221; da Mondadori.</p>
<p>In questo volume gli autori dei Limiti scrivono:&#8221;Il risultato è che oggi siamo più pessimisti sul futuro globale di quanto non fossimo nel 1972. E&#8217; amaro osservare che l&#8217;umanità ha sperperato questi ultimi trent&#8217;anni in futili dibattiti e risposte volenterose ma fiacche alla sfida ecologica globale. Non possiamo bloccarci per altri trent&#8217;anni. Dobbiamo cambiare molte cose se non vogliamo che nel XXI secolo il superamento dei limiti oggi in atto sfoci nel collasso&#8221;.<br />
Essi ricordano alcuni punti fondamentali che hanno sinora impedito il progresso verso una strada di minore insostenibilità del nostro modello di sviluppo socio-economico:</p>
<p>1. La crescita dell&#8217;economia fisica è considerata desiderabile; essa è al centro dei nostri sistemi politici, psicologici e culturali. Quando la popolazione e l&#8217;economia crescono, tendono a farlo in modo esponenziale.<br />
2. Vi sono limiti fisici alle sorgenti di materiali e di energia che danno sostegno alla popolazione ed all&#8217;economia e vi sono limiti ai serbatoi che assorbono i prodotti di scarto delle attività umane.<br />
3. La popolazione e l&#8217;economia in crescita ricevono, sui limiti fisici, segnali che sono distorti, disturbati, ritardati, confusi o non riconosciuti. Le risposte a tali segnali sono ritardate.<br />
4. I limiti del sistema non sono solo finiti, ma anche suscettibili di erosione quando vengano sollecitati o sfruttati all&#8217;eccesso. Vi sono inoltre forti elementi di non linearità &#8211; soglie superate le quali i danni si aggravano rapidamente e possono anche diventare irreversibili.</p>
<p>L&#8217;elenco delle cause del superamento (l&#8217;Overshoot) e del collasso è anche un elenco dei modi che consentono di evitarli. Per indirizzare il sistema verso la sostenibilità e la governabilità, basterà rovesciare le medesime caratteristiche strutturali:<br />
1. La crescita della popolazione e del capitale deve essere rallentata, e infine arrestata, da decisioni umane prese alla luce delle difficoltà future, e non da retroazione derivante da limiti esterni già superati.<br />
2. I flussi di energia e di materiali devono essere ridotti aumentando l&#8217;efficienza del capitale. In atri termini, occorre ridurre l&#8217;impronta ecologica e ciò può avvenire in vari modi: dematerializzazione (utilizzare meno energia e meno materiali per ottenere il medesimo prodotto), maggiore equità (ridistribuire i benefici dell&#8217;uso di energia e di materiali a favore dei poveri), cambiamenti nel modo di vivere (abbassare la domanda o dirottare i consumi verso beni e servizi meno dannosi per l&#8217;ambiente fisico).<br />
3. Sorgenti e serbatoi devono essere salvaguardati e, ove possibile, risanati.<br />
4. I segnali devono essere migliorati e le reazioni accelerate; la società deve guardare più lontano ed agire sulla base di costi e benefici a lungo termine.<br />
5. L&#8217;erosione deve essere prevenuta e, dove sia già in atto, occorre rallentarla ed invertirne il corso.</p>
<p>FONTE:</p>
<p><a href="http://www.greenreport.it/_new/index.php?page=default&amp;id=6398&amp;sez=Verso%20la%20scienza%20della%20sostenibilit%E0">http://www.greenreport.it/_new/index.php?page=default&amp;id=6398&amp;sez=Verso%20la%20scienza%20della%20sostenibilit%E0</a></p>
<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fpoveglianoatuttogas.org%2F2010%2F09%2F01%2Fil-deficit-ecologico-e-piu-grave-di-qualsiasi-crisi-economica%2F&amp;title=Il%20deficit%20ecologico%20%C3%A8%20pi%C3%B9%20grave%20di%20qualsiasi%20crisi%20economica">Share/Save</a> </p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://poveglianoatuttogas.org/2010/09/01/il-deficit-ecologico-e-piu-grave-di-qualsiasi-crisi-economica/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>tempi di crisi</title>
		<link>http://poveglianoatuttogas.org/2010/03/12/tempi-di-crisi/</link>
		<comments>http://poveglianoatuttogas.org/2010/03/12/tempi-di-crisi/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 12 Mar 2010 20:21:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>valentinazuccher</dc:creator>
				<category><![CDATA[riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[competitività]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
		<category><![CDATA[delocalizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[globalizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[omsa]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://poveglianoatuttogas.org/?p=444</guid>
		<description><![CDATA[Pubblichiamo questa testimonianza. Appoggio e vicinanza a tutte le persone che si trovano in difficoltà a causa delle delocalizzazione e della competitività. &#8221; Amiche e amici, vi porto via un po&#8217; di tempo raccontandovi quello che sta succedendo in questi giorni a Faenza , più o meno nell&#8217;indifferenza generale. Lo stabilimento OMSA di Faenza (RA) [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Pubblichiamo questa testimonianza. Appoggio e vicinanza a tutte le persone che si trovano in difficoltà a causa delle delocalizzazione e della competitività.</p>
<p>&#8221; Amiche e amici,</p>
<p>vi porto via un po&#8217; di tempo raccontandovi quello che sta succedendo in questi giorni a Faenza , più o meno nell&#8217;indifferenza generale.</p>
<p>Lo stabilimento OMSA di Faenza (RA) sta per essere chiuso, non per mancanza di lavoro, ma per mettere in pratica una politica di delocalizzazione all&#8217;estero della produzione per maggiori guadagni.</p>
<p>Il proprietario dell&#8217;OMSA, il signor Nerino Grassi, ha infatti deciso di spostare questo ramo di produzione in Serbia , dove ovviamente la manodopera, l&#8217;energia e il carico fiscale sono notevolmente più bassi.</p>
<p>Questa decisione porterà oltre 300 dipendenti, in maggior parte donne e non più giovanissime, a rimanere senza lavoro.</p>
<p>Le prospettive di impiego nel faentino sono scarse e le autorità hanno fatto poco e niente per incentivare Grassi a rimanere in Italia o per trovare soluzioni occupazionali alternative per i dipendenti, salvo poi spendere fiumi di parole di solidarietà adesso che non c&#8217;è più niente da fare.</p>
<p>Da giorni le lavoratrici stanno presidiando i cancelli dell&#8217;azienda, al freddo, notte e giorno, in un tentativo disperato di impedire il trasferimento dei macchinari, (tentativo documentato anche da Striscia la Notizia sabato scorso, ma ad onor del vero il servizio è stato brevissimo e piuttosto superficiale).</p>
<p>Personalmente, anche se non sono coinvolta nel problema, trovo sempre più allucinante che in Italia non esistano leggi che possano proteggere i lavoratori dall&#8217;essere trattati come mere fonti di reddito da lasciare in mezzo a una strada non appena si profili all&#8217;orizzonte l&#8217;eventualità di un guadagno più facile.</p>
<p>Le lavoratrici OMSA invitano tutte le donne ad essere solidali con loro, boicottando i marchi Philippe Matignon &#8211; Sisi &#8211; Omsa &#8211; Golden Lady &#8211; Hue Donna &#8211; Hue Uomo &#8211; Saltallegro &#8211; Saltallegro Bebè &#8211; Serenella e vi sarebbero grate se voleste dare il vostro contributo alla campagna, anche solo girando questa mail a quante più persone potete se non altro per non alimentare l&#8217;indifferenza.</p>
<p>Le lavoratrici OMSA ringraziano quindi per l&#8217;aiuto e il supporto che vorrete dargli quali ennesime vittime di una legislazione che protegge sempre più gli interessi unicamente lucrativi degli imprenditori che non la vita e la condizione lavorativa dei dipendenti.&#8221;</p>
<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fpoveglianoatuttogas.org%2F2010%2F03%2F12%2Ftempi-di-crisi%2F&amp;title=tempi%20di%20crisi">Share/Save</a> </p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://poveglianoatuttogas.org/2010/03/12/tempi-di-crisi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

